I ramponcini da neve e ghiaccio sono catene con punte d'acciaio che si infilano sopra scarpe o scarponi e ti tengono in piedi su neve battuta, mulattiere gelate e sentieri vetrati. Non sono ramponi da alpinismo: servono sul terreno escursionistico, dove fino a ieri camminavi senza pensarci.
In questa guida trovi come sceglierli in base al terreno, alla scarpa e alla taglia, gli errori che fanno scivolare anche chi li ha ai piedi e sei modelli selezionati su Amazon, dal primo paio economico a quelli per correre in città.
Il campo dei ramponcini è preciso: sentieri e strade forestali con neve compattata dal passaggio, lastre di ghiaccio nei tratti in ombra, l'erba gelata del mattino, il fango duro dopo una notte sotto zero. Su questi fondi la pendenza è moderata e, se perdi l'equilibrio, ti fermi dove cadi.
Il discorso cambia quando il pendio si fa ripido o esposto. Lì una scivolata non si arresta più da sola, e servono ramponi veri, con le punte frontali per salire e i dentini lunghi che entrano nel ghiaccio duro, montati su scarponi ramponabili o semiramponabili, cioè con suola rigida e spesso con il bordo posteriore per l'attacco. Insieme ai ramponi va la piccozza, e va saputa usare. Canali, creste, ghiacciai e pendii nevosi ripidi non sono terreno da ramponcini.
C'è anche il caso opposto: neve fresca e profonda. Le punte non trovano nulla da mordere e affondi fino al ginocchio. Lì servono le ciaspole, che ti tengono a galla e spesso hanno già i loro ramponi sotto il piede.
La prima cosa da guardare è il sistema di presa. I modelli classici hanno punte di 12-15 mm unite da catene: le catene mordono la neve, le punte entrano nel ghiaccio. Più punte non significa per forza più presa, conta dove sono messe. Un buon ramponcino ne ha sia sotto l'avampiede sia sotto il tallone, perché in discesa il carico va tutto indietro ed è lì che i modelli più semplici scivolano di lato.
Poi c'è il materiale. L'acciaio inox resiste meglio alla ruggine e all'usura se esci spesso; l'acciaio al carbonio verniciato o zincato costa meno e regge bene un uso saltuario, a patto di asciugarlo dopo ogni uscita. Esistono infine i modelli a profilo basso per la corsa su strada, senza catene e con piccole punte in carburo di tungsteno: tengono sul ghiaccio sottile di marciapiedi e ciclabili, ma su un sentiero innevato di montagna hanno poco da offrire.
L'ultimo dettaglio è l'imbracatura. Quasi tutte sono in elastomero, che al freddo deve restare elastico, altrimenti calzarle con le mani gelate diventa una lotta. Una fascia in velcro o un cinturino sopra il collo del piede fa la differenza tra un ramponcino che resta centrato e uno che dopo mezz'ora gira sotto l'arco plantare.
La taglia si sceglie sul numero della calzatura con cui li userai, non su quello che porti in città. Uno scarpone invernale è più lungo e più voluminoso di una scarpa da trail dello stesso numero, e questo sposta la scelta. Se sei a cavallo tra due misure, con scarponi grossi conviene la più grande; con scarpe leggere, la più piccola, per non avere elastico lasco che fa ruotare il ramponcino.
La prova vera si fa a casa, prima di partire: calzali sulla scarpa che userai, fai qualche passo e controlla che la punta della scarpa sia ben dentro l'imbracatura e il tallone non scappi indietro. Se usi gli stessi ramponcini su due paia diverse, provali su entrambe. Con le ghette sopra lo scarpone, verifica che l'imbracatura non si impigli nel bordo: le ghette da trekking più basse si sovrappongono meglio.
I ramponcini Unigear 24 punte sono la scelta d'ingresso: 24 punte per piede da 13-15 mm in acciaio inox su doppia catena saldata, due cinturini in velcro per stringerli sulla scarpa, 400 g la coppia e custodia inclusa. Le taglie sono solo tre (M, L, XL), quindi controlla la tabella sulla tua calzatura. Il produttore li sconsiglia su asfalto, cemento e roccia.
I C.A.M.P. Ice Master Evo hanno 13 punte da 15 mm e catene, tutto in acciaio inox, con la parte anteriore snodata che lascia rullare il piede. Pesano 433 g in taglia M, hanno un cinturino di sicurezza e la custodia rigida forata. Se l'uso è più occasionale, il C.A.M.P. Ice Master classico ha la stessa architettura con punte verniciate a polvere e catene zincate, ed è indicato anche per fango, erba bagnata e rocce con licheni.
Il Salewa Puez Mtn Spike ha 18 punte inox da 12 mm e un appoggio del tallone allargato proprio per la stabilità in discesa. La fascia in velcro sopra il collo del piede lo tiene centrato, e in taglia S pesa 374 g. Va bene sia su scarponi sia su scarpe da trail.
I Kahtoola Microspikes mettono 8 punte inox sotto l'avampiede e 4 sotto il tallone, con catene saldate che limitano l'accumulo di neve. L'imbracatura in TPE resta elastica fino a -30 °C, secondo il produttore, e le taglie vanno dalla S alla XXL.
I Kahtoola Nanospikes hanno 10 punte in carburo di tungsteno per piede e un profilo molto basso, pensato per non cambiare la falcata su strade, marciapiedi e ciclabili ghiacciate. Per i sentieri di montagna innevati scegli un modello a catena.
Sì, la maggior parte si adatta anche a scarpe leggere. Scegli la taglia sulla scarpa da trail, che è più stretta di uno scarpone, e preferisci un modello con fascia o cinturino sopra il piede, che con la tomaia morbida evita rotazioni.
No. Su ghiacciai, creste e pendii ripidi servono ramponi da alpinismo, scarponi ramponabili, piccozza e la conoscenza per usarli. I ramponcini restano attrezzi da sentiero.
Dipende soprattutto da quanta roccia e asfalto calpesti. Se le usi solo su neve e ghiaccio, un paio in inox dura molte stagioni. Quando le punte si arrotondano, la presa sul ghiaccio vivo cala in modo evidente.
Sul ghiaccio duro contano lunghezza e posizione, sulla neve compatta aiutano catene e numero di punte. Per l'escursionismo, 12-15 mm distribuiti tra avampiede e tallone coprono la gran parte delle uscite invernali.