Le scarpe trail running donna non sono la versione colorata di quelle maschili: partono da una forma diversa, pensata per un piede che in media ha il tallone più stretto e meno volume. Prima ancora di guardare tasselli e ammortizzazione, conta dove corri davvero, se esci di casa sull'asfalto o se parti dal rifugio. In questa guida trovi come orientarti e sei modelli scelti su Amazon, dalla scarpa ibrida per il parco a quella per le lunghe in quota.
La differenza più concreta è la forma interna. Rispetto al piede maschile, quello femminile ha in media un tallone più sottile in proporzione all'avampiede, un collo del piede più basso e meno volume complessivo. Una scarpa costruita su questa forma tiene fermo il tallone senza dover stringere i lacci fino a schiacciare il collo del piede, e nelle discese evita che il piede scivoli in avanti.
Le medie però non sono il tuo piede. Se hai un avampiede largo o calzi numeri grandi, una scarpa da uomo può andare benissimo: l'importante è che il tallone resti bloccato quando sali e che le dita abbiano spazio quando scendi. Anche il modello femminile di un marchio può calzare in modo molto diverso da quello di un altro, per cui vale più una prova che l'etichetta.
Molte runner iniziano il trail senza cambiare abitudini: escono dal portone, fanno qualche chilometro su marciapiede o ciclabile e poi prendono la strada bianca verso la collina. Per questo uso servono scarpe ibride, chiamate anche road to trail: tasselli bassi e fitti che non danno fastidio sull'asfalto, una suola che tiene sulla terra battuta e una sensazione vicina alla scarpa da strada.
Se invece raggiungi il sentiero in macchina e corri su mulattiere, pietraie e discese ripide, la scarpa ibrida va presto in difficoltà. Lì ti servono tasselli più profondi, una gomma che tenga sulla roccia bagnata (la Vibram Megagrip è tra le più diffuse) e un puntale che protegga le dita. Chi alterna i due mondi spesso finisce con due paia: una scarpa morbida per gli allenamenti in settimana e una tecnica per il fine settimana in montagna.
Qui entra in gioco anche il peso corporeo. Una runner leggera comprime meno l'intersuola: una scarpa molto ammortizzata le sembrerà più rigida di come la descrive chi pesa venti chili di più. Non è un motivo per scegliere scarpe minimaliste, ma per non prendere automaticamente la più alta del catalogo.
Un'ammortizzazione moderata ti lascia sentire il terreno e rende più facile capire dove appoggi il piede su radici e sassi. Un'ammortizzazione massima diventa utile quando le ore di corsa aumentano, soprattutto nelle discese lunghe, quando le gambe sono stanche e ogni impatto si somma al precedente. Se le tue uscite durano un'ora, la differenza la senti poco; se prepari un trail da trenta chilometri, la senti eccome.
Sono tre problemi diversi con soluzioni diverse. Contro la pioggia e l'erba bagnata c'è la membrana impermeabile, che però scalda il piede d'estate e non serve a niente se l'acqua entra dalla caviglia: ha senso se corri molto tra ottobre e aprile. Contro il fango servono tasselli profondi e distanziati, che si puliscono da soli a ogni passo. Contro ghiaia e sassolini aiutano una tomaia con rete antidetriti oppure una ghetta bassa, che alcuni modelli permettono di agganciare direttamente alla scarpa.
Alcuni marchi, tra cui Salomon e HOKA, usano una numerazione a terzi di misura: tra un 38 e un 39 ci sono 38 1/3 e 38 2/3. Se di solito sei tra due numeri, è la tua occasione di trovare la misura esatta. Controlla sempre la tabella del marchio in centimetri, misurando il piede da in piedi e di sera. Lascia lo spazio di circa un dito tra l'alluce e la punta: in discesa ti servirà. Anche la gamma di taglie cambia molto da modello a modello, e chi porta il 35 o il 36 trova meno scelta.
La SCARPA Golden Gate ATR nasce per andare dalla porta di casa al sentiero, con una suola adatta sia allo sterrato sia ai fondi pavimentati e una calzata avvolgente. È in fascia d'ingresso e va dal 36 al 43. Non è fatta per i sentieri alpini tecnici o il fango profondo.
La adidas Terrex Tracefinder 2 pesa 300 g, ha una suola Traxion che fa presa in tutte le direzioni, ammortizzazione LIGHTMOTION e una tomaia in mesh che lascia passare l'aria. Non è resistente all'acqua e sui terreni alpini le manca protezione in punta.
La Brooks Divide 5 è dichiarata per il trail leggero: ammortizzazione DNA LOFT v2 di livello moderato, suola TrailTack, supporto laterale e punta rinforzata. Taglie dal 36 al 44,5. Se vieni dalla strada, ritrovi una sensazione familiare.
La Salomon Alphaglide unisce un'intersuola in fuzeFOAM, la suola All Terrain Contagrip e una tomaia con rete antidetriti che tiene fuori la ghiaia. Calza avvolgente, con numerazione a terzi dal 36 al 44. Per il fango profondo servono tasselli più marcati.
La Salomon XA Pro 3D Gore-Tex ha membrana GORE-TEX, telaio 3D per la stabilità e puntale rinforzato. Con 345 g è robusta più che leggera: va bene per uscite lunghe, trail in quota e trekking veloce, meno per le gare corte. D'estate la membrana scalda.
La HOKA Speedgoat 7 abbina un'ammortizzazione di livello massimo a un peso di 234 g, con suola Vibram Megagrip, mascherina elasticizzata che lascia spazio al piede quando si gonfia e predisposizione per le ghette. È neutra, in fascia alta, con taglie dal 36 al 42 a terzi.
Sì, se ti calza. Succede spesso a chi ha l'avampiede largo o numeri alti. Verifica che il tallone non si sollevi in salita e che il collo del piede non resti largo con i lacci tirati. Le differenze tra i modelli maschili sono spiegate nella guida alle scarpe trail running uomo.
Per escursioni veloci con uno zaino leggero sì, e molte camminatrici le preferiscono per la leggerezza. Con uno zaino pesante, su sentieri lunghi e sassosi o con la neve, una scarpa da trekking dà più sostegno: trovi i criteri nella guida alle scarpe da trekking donna.
Lacciatura ferma sul collo del piede, così il piede non scivola in avanti, e calze tecniche della giusta altezza. Sul tipo di calza conviene non risparmiare: ne parla la guida alle calze da trail running.
Le scarpe da trail non richiedono il rodaggio degli scarponi, ma non portarle in gara al primo giorno. Fai due o tre uscite brevi: se qualcosa sfrega dopo un'ora, te ne accorgi a casa e non a metà salita.