Scarpe running uomo

Le scarpe running uomo giuste dipendono da tre cose: quanti chilometri fai a settimana, quanto pesi e come appoggia il piede. Qui trovi i criteri per scegliere tra modelli d'ingresso, scarpe da allenamento quotidiano e scarpe con appoggio guidato, più sei modelli da strada selezionati con il profilo di runner a cui servono.

Se esci due volte a settimana non ti serve la stessa scarpa di chi prepara una maratona. Partire dal tuo programma, e non dal marchio, evita quasi tutti gli acquisti sbagliati.

Quanta ammortizzazione serve a un runner uomo

L'ammortizzazione è lo spessore e il tipo di schiuma tra il piede e l'asfalto. Più ce n'è, più la scarpa protegge sui chilometri lunghi; meno ce n'è, più senti il terreno e più la scarpa è pronta nei cambi di ritmo. Per orientarti:

  • Fino a 20 km a settimana e uscite sotto l'ora: basta un'ammortizzazione media, anche in fascia d'ingresso.
  • Da 30 a 50 km a settimana con un lungo nel weekend: una scarpa da allenamento quotidiano con schiuma più generosa ti fa recuperare meglio tra un'uscita e l'altra.
  • Preparazione della maratona, uscite oltre le due ore o un peso corporeo importante: ha senso guardare i modelli con ammortizzazione massima.

Il peso conta più di quanto si pensi. Un runner di 90 kg schiaccia la schiuma molto più di uno di 65 kg, quindi la stessa scarpa gli sembra più dura e si consuma prima. Non serve una scarpa diversa per forza, ma conviene stare un gradino sopra in ammortizzazione.

Drop e pronazione: cosa guardare se il piede cede verso l'interno

Per drop si intende di quanto il tallone sta più in alto dell'avampiede, misurato in millimetri. Nelle scarpe da allenamento tradizionali si va di solito da 8 a 12 mm, mentre diversi modelli recenti scendono a 4-6 mm. Un drop alto aiuta chi atterra di tallone e scarica un po' il tendine d'Achille; un drop basso spinge verso un appoggio più a metà piede e chiede polpacci abituati. Se arrivi da anni di scarpe con drop alto, non passare di colpo a 4 mm: il polpaccio te lo fa sapere per una settimana.

La pronazione è il movimento naturale del piede che rotola verso l'interno dopo l'appoggio. Se è contenuta si parla di appoggio neutro, ed è il caso della maggior parte dei runner. Se il piede cede molto verso l'interno, soprattutto quando sei stanco, una scarpa con più struttura sul lato interno o con una piattaforma che guida il passo riduce lo stress su caviglia e ginocchio. Per capirlo guarda l'usura delle tue scarpe vecchie: consumo marcato sul bordo interno del tallone e dell'avampiede è un indizio. Un'analisi del passo in negozio o da un fisioterapista è il modo più affidabile.

Scarpa da allenamento o scarpa da gara: serve la piastra

Le scarpe da gara con piastra in carbonio e schiume molto reattive sono pensate per correre forte e poche volte. Sono più leggere, più instabili alle andature lente e si consumano prima. Per chi corre per stare in forma, o prepara la prima mezza maratona, la scarpa da allenamento quotidiano resta la scelta giusta anche il giorno della gara.

Attenzione alle parole: alcune scarpe da allenamento hanno una «piastra» interna che non c'entra con il carbonio da gara. È un elemento di stabilità che distribuisce l'impatto, non una molla per andare più veloce. Se in futuro vorrai una seconda scarpa per le ripetute, il discorso diventa avere due paia: una da chilometri lenti e una più leggera per i giorni di qualità.

Taglia e larghezza: il mezzo numero che cambia tutto

Con la corsa il piede si gonfia e scivola in avanti, soprattutto in discesa e nei lunghi. Tra l'alluce e la punta della scarpa devi avere circa un dito di spazio, misurato in piedi e a fine giornata. Per questo, rispetto alle scarpe che porti in ufficio, tanti runner salgono di una mezza misura. Le unghie nere dopo un lungo sono il segnale classico di una scarpa troppo corta.

Il piede maschile è in media più lungo e più largo, e chi porta dal 46 in su fatica a trovare il numero. Controlla due cose nella scheda: la gamma di taglie (alcuni modelli arrivano alla 51 e oltre) e la presenza di versioni larghe. Se le scarpe ti segnano il mignolo o stringono ai lati dell'avampiede, la versione larga risolve più di qualsiasi numero in più.

Ultima cosa sulla durata: come ordine di grandezza una scarpa da strada regge tra 500 e 800 km, a seconda del peso, del modello e di come corri. Segnare i chilometri su un orologio GPS da running o in un'app ti dice quando è il momento di cambiarle, prima che te lo dicano le ginocchia.

Quale scegliere in base a come corri

Se ricominci a correre o esci due volte a settimana

Le ASICS Gel-Contend 10 sono la scarpa d'ingresso di ASICS per la strada: ammortizzazione GEL, suola in gomma e soletta interna rimovibile, utile se usi un plantare. Le taglie vanno dalla 39 alla 50,5 EU. Per i lunghi da mezza maratona conviene salire di gamma.

Se corri quattro o cinque volte a settimana con appoggio neutro

Le Brooks Ghost 18 usano la schiuma DNA Loft v3 infusa di azoto e sono classificate per pronazione neutra. Il punto in più è la calzata: oltre alle taglie 40-49,5 EU esistono versioni stretta, larga ed extra larga. Un'alternativa sono le Mizuno Wave Rider 28, con schiuma Enerzy NXT, piastra Wave che dà una piattaforma stabile e suola X10 in gomma al carbonio pensata contro l'usura. Mizuno le indica per strada e tapis roulant, taglie fino alla 51.

Se prepari la maratona o hai bisogno di tanta protezione

Le ASICS Gel-Nimbus 28 hanno il livello di ammortizzazione più alto della gamma ASICS, pensato per superfici dure. Sono una scelta sensata se pesi parecchio o fai molti chilometri lenti. Taglie dalla 39 alla 51,5 EU, anche larghe ed extra larghe. Per i lunghi c'è anche la HOKA Clifton 11, con intersuola in EVA e appoggio neutro, che dà il meglio a ritmo costante. Occhio alla numerazione HOKA in terzi di misura (40-49 1/3 EU).

Se nei lunghi l'appoggio ti diventa impreciso

La Saucony Guide 19 ha la tecnologia CenterPath: una piattaforma ampia con pareti laterali più alte che accompagna il piede lungo il passo. Schiuma PWRRUN, drop di 6 mm e versione larga per chi ha l'avampiede ampio.

Nessuna di queste sei è impermeabile: sotto la pioggia il piede si bagna, ed è normale per le scarpe da strada. Se le tue uscite finiscono spesso su sterrati e sentieri, guarda piuttosto le scarpe da trail running uomo, che hanno tasselli e protezioni pensati per quel terreno.

Domande frequenti

Ogni quanti chilometri vanno cambiate le scarpe da running?

L'ordine di grandezza è 500-800 km. I segnali pratici: schiuma con pieghe profonde sul lato, suola consumata fino allo strato sotto la gomma, dolori nuovi a ginocchia o tibie con il solito programma.

Posso usare le scarpe da running per camminare o in palestra?

Per camminare sì, ma le consumi senza correre. In palestra, per esercizi con carichi e spostamenti laterali, una schiuma alta e morbida rende instabili: meglio una scarpa più bassa.

Conviene avere due paia di scarpe da corsa?

Se corri più di quattro volte a settimana sì: alternarle lascia alla schiuma il tempo di tornare in forma e ti permette di avere una scarpa più protettiva per i lunghi e una più leggera per i lavori veloci.

Le scarpe da running vanno strette o comode?

Ferme sul tallone e sul collo del piede, libere in punta. Il tallone non deve sollevarsi a ogni passo, e le dita devono potersi muovere. Se il tallone scivola, prova la chiusura dei lacci con l'ultimo occhiello prima di cambiare numero.

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